Mauro Renna – Professore Ordinario di Diritto amministrativo nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – mauro.renna@unicatt.it
SOMMARIO
1. Premessa.
2. Il limite “storico” di una codificazione nata già inattuale.
3. I limiti “intrinseci” alla classificazione codicistica.
4. Il “colpo di grazia” alle categorie civilistiche ad opera della legislazione speciale.
5. Le esperienze europee a confronto.
6. Conclusioni: oltre lo “Schema Rodotà”?
L’elaborato analizza i limiti storici e intrinseci della classificazione dei beni pubblici nel Codice Civile, dimostrando come il Codice del 1942 abbia ereditato un quadro formalistico e obsoleto, incapace di rispondere all’evoluzione dell’ordinamento giuridico e degli interessi pubblici. L’inadeguatezza del Codice emerge sia dalle contraddizioni interne alle categorie codificate (come il demanio accidentale e il patrimonio indisponibile) sia dall›erosione prodotta dalla legislazione speciale e dalla giurisprudenza, che hanno progressivamente relegato il Codice a un ruolo residuale. Un’analisi comparata dei sistemi europei rivela la tensione tra modelli soggettivi e oggettivi di proprietà pubblica, con un crescente spostamento verso la destinazione funzionale dei beni. La conclusione sostiene la necessità di andare oltre la “Proposta Rodotà”, orientandosi verso una riforma organica, eventualmente attraverso l’adozione di un Codice dei Beni Pubblici, mirato ad armonizzare la legislazione frammentata e a fornire un quadro sistematico che assicuri un equilibrio tra titolarità, destinazione e uso efficiente del patrimonio pubblico.
The essay explores the historical and intrinsic limits of the Civil Code’s classification of public assets, showing how the 1942 Code inherited an outdated, formalistic framework unable to respond to the evolving legal order and public interests. Its inadequacy emerges from the contradictions within codified categories (such as accidental demesne and inalienable patrimony) and from the erosion produced by special legislation and case law, which progressively relegated the Code to a residual role. A comparative analysis of European systems reveals the tension between subjective and objective models of public property, with an increasing shift towards the functional destination of assets. The conclusion argues for moving beyond the “Rodotà Proposal” towards a comprehensive reform, possibly through the adoption of a Public Assets Code, designed to harmonize fragmented legislation and provide a systematic framework ensuring a balance between ownership, destination, and the efficient use of public goods.



