Marco Lavatelli – Liberalizzazione del mercato elettrico: fra spinte europee e arretramenti nazionali
l’esperienza sui generis della Norvegia

Marco Lavatelli – Dottore di ricerca in Diritto amministrativo, Università degli Studi di Milano “Bicocca” – (m.lavatelli1@campus.unimib.it)

SOMMARIO

1. Il miraggio del mercato unico europeo dell’energia elettrica.
2. Prodromi della liberalizzazione del mercato elettrico norvegese.
3. I principi essenziali dell’Energy Act del 1990 e la fase di prima attuazione.
4. Nascita, sviluppo e impatto del Nord Pool.
5. Bilanciamento della rete di trasmissione e dispacciamento.
6. Distribuzione e vendita al dettaglio: regolazione di un mercato in assenza di privatizzazione.
7. Il ruolo del Norges vassdrags- og energidirektorat e il rapporto con la politica norvegese.

Può l’Unione Europea fornire lo slancio necessario a superare vent’anni di politiche energetiche continentali gravate da contraddizioni e disomogeneità nel recepimento degli indirizzi europei? La storia della liberalizzazione del mercato elettrico nei paesi nordici si presta allo scopo di svelare la complessità che fa da sfondo alle diverse opzioni legislative:
interconnessioni, possibili impatti sul mercato degli interventi normativi, opportunità di indirizzare le strategie degli operatori e delle imprese nazionali, adeguamento delle scelte politiche alle esigenze e ai progressi del mercato. L’esperienza della Norvegia «inside outsider» dell’Unione, in particolare, fornisce un prezioso spunto per comprendere molte delle implicazioni del passaggio dal sistema monopolistico a quello di libero mercato, a partire da due considerazioni che potrebbero sembrare banali: la liberalizzazione del mercato energetico è un’opzione politica; la liberalizzazione non può considerarsi come il fine ultimo, ma piuttosto deve essere lo strumento per il raggiungimento di scopi più alti. L’obiettivo del contributo è quello di evidenziare la stretta correlazione esistente fra gli avvicendamenti delle politiche energetico-climatiche dell’Unione e la crisi che sta attraversando l’odierno parlamentarismo, segnato dalla vorace emersione del potere tecnocratico e dei governi degli esperti. La giusta risposta, in definitiva, potrebbe celarsi nella rivalutazione della rappresentanza democratica e del ruolo della sua istituzione più propria:
il Parlamento.

Should the European Union give the input necessary to overcome twenty years of continental energy policies marked by complications, contradictions and discrepancies in the implementation of European guidelines? The history of the liberalisation of the electricity market in Nordic countries perfectly shows the complexity involved in various legislative options: interconnections, considerations of the impact on the energy market, energy policies and also policy change. Particularly, the experience of the Norway, as an EU ‘inside outsider’, provides a key example to understand the changes involved in the shift from a monopolised system to a liberalised market. It is possible to make the following considerations starting from two points that might sound trivial: liberalising the energy market is a political decision; nevertheless, a liberalised market cannot be the final goal but only a tool. The purpose of this paper is to consider the main failures that have dogged EU energy and climate policy over recent years, starting from the over-estimation of the impact of liberalisation in integrating Europe’s energy market, to the relationship with the modern crisis of parliamentarianism, marked by the development of technocracy and the governance of expertise. The answer to the main problems could lie in a new evaluation of democratic representation and of the most credible representative institution of the people’s will: the Parliament.

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